Donne e lavoro ICT: l’innovazione lascia indietro le donne

donne-lavoro-ictL’economia digitale e il settore delle app in Europa sono in piena espansione, ma sempre più ricerche mostrano una preoccupante tendenza: la mancanza di sviluppatrici e professioniste femminili. Perché le donne e il lavoro ICT sembrano non andare d’accordo? Quali sono i dati che ci confermano questa tendenza? E come invertire la rotta?

 

Si stima che, entro il 2020, nel Vecchio Continente rimarranno vacanti oltre 825 mila posizioni lavorative nel settore delle tecnologie digitali. Intelligenza Artificiale, Big Data e Web Marketing stanno rivoluzionando in positivo tantissimi aspetti sociali della nostra vita, ma stanno evidenziando anche alcuni grossi problemi. Uno di questi è l’occupazione femminile associata all’innovazione.

 

Cerchiamo di capire perché e se un’inversione di tendenza è possibile o, quanto meno, auspicabile.

Donne e lavoro ICT: i dati  

Partiamo dai dati. Cercando di descrivere la situazione europea di donne e lavoro ICT, si può notare come:

✔solo 9 sviluppatori su 100 sono donne;

✔solo il 19% dei manager nel settore digitale è di sesso femminile (rispetto al 45% in altri settori dei servizi);

✔solo il 19% degli imprenditori nel settore digitale è di sesso femminile (rispetto al 54% in altri settori dei servizi).

✔ meno del 30% della forza lavoro nel settore è di sesso femminile;

✔il numero di donne laureate in informatica è in calo (3% di donne rispetto al 10% di uomini).

 

Il problema è prima di tutto scolastico. Le donne che scelgono le discipline tecnologiche, ingegneristiche o matematiche, sono poche rispetto agli uomini.  E questo nonostante i benefici che un  loro ingresso nel mondo del lavoro rappresenterebbe per la società. Già nel 2013, una ricerca  della Commissione Europea evidenziava come:

✔se avessimo una percentuale di profili femminili nel comparto digitale pari a quelli maschili, il PIL europeo registrerebbe un incremento di circa 9 miliardi di euro l’anno;

✔le aziende con più donne ai posti di comando ottengano redditività e utili maggiori;

✔le addette del settore digitale guadagnino il 9% in più rispetto alle colleghe in altri comparti economici, potendo inoltre organizzare le loro giornate di lavoro in maniera più proficua grazie a pratiche come lo Smart Working.

 

Questi dati sono quanto mai reali, in quanto il deficit di figure femminili ICT è rimasto pressoché invariato in questi ultimi anni. In tal senso, la ricerca ‘Innovazione al femminile: tecnologia, cultura umanistica e creatività”  condotta da NetConsulting per CA Technologies solo un anno fa mostra come la scarsa presenza femminile nel settore ICT sia prima di tutto un problema culturale, legato a stereotipi di genere. All’interno di questo studio veniva portato alla luce come, preso in esame un ampio campione di studentesse, solo nel 12% dei casi veniva suggerito un percorso di studi tecnico-scientifico (contro il 31% dei maschi).  Di più: solo il 2% di questo campione riusciva a immaginarsi come dirigente di sistemi informativi di un’azienda.

Il gap di genere nel mondo dell’ICT, insomma, sembra ancora lontano dall’essere colmato, mentre le aziende italiane continuano a ricercare talenti digitali.

Donne e lavoro ICT: promuovere buoni esempi   

Uno dei passi fondamentali per avvicinare donne e lavoro ICT è quello di promuovere esempi positivi, che aiutino il genere a intraprendere fieramente carriere in questo settore. Sotto questo punto di vista, una buona iniziativa è stata la riscoperta e celebrazione della figura di Ada Lovelace, niente di meno che l’ideatrice del primo programma informatico della storia ( si, è stato scritto da una donna!).

Oltre a questo programma, Ada anticipò molti altri aspetti dell’informatica:

✔fu la prima ad intuire che oltre al semplice calcolo i computer avrebbero avuto infinite applicazioni espressive come, ad esempio, la musica;

✔fu proprio dal suo lavoro che Alan Turing prese l’ispirazione necessaria per costruire il primo moderno computer.

Oggi Ada Lovelace è considerata il simbolo di tutte le donne che dedicano la loro vita alla scienza e alla ricerca. Grazie a lei, tante altre storie di professioniste nel campo dell’ICT al femminile stanno finalmente trovando risalto nell’opinione pubblica: è impossibile non citare Diana Greene, vice-presidente di Google Cloud, o Susan Wojcicki, attuale CEO di Youtube.

Donne e ICT: smart working e recruiting innovativo

Oltre ai dati su PIL e stipendi, una cosa che spesso non viene evidenziata è la capacità del mondo digitale di fornire stili di vita e modelli lavorativi più conciliabili con esigenze quali la maternità o il tempo libero. Parliamo dell’ormai celebre Smart Working, che come definizione recita è  “una nuova filosofia manageriale, fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”. Questo approccio si può perfettamente innestare in una ridefinizione degli stili di vita femminili, concedendo più tempo libero e meno stress e quindi una più semplice gestione degli spazi familiari del vivere.

 

Gli stessi sistemi di recruiting si stanno innovando prendendo in considerazione questo approccio. Un esempio?

 

Reallyzation.com, un’innovativa piattaforma italiana legata alla ricerca di personale ICT che porta al centro il talento e non il luogo fisico dove viene fornita la prestazione. Le imprese che utilizzano questa piattaforma, avendo a che fare con l’innovazione e con i talenti digitali tutti i giorni, accettano di buon grado collaborazioni di professionisti da casa o da remoto. La stessa azienda opera al suo interno un approccio remote-working oriented, con 45 dipendenti attivi in 3 differenti paesi dell’UE.

 

L’Europa ha quindi  più che mai bisogno di “cyberellas“, donne dotate delle competenze digitali del futuro, essenziali per recitare un ruolo di assolute protagoniste nel settore ICT di domani.

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